F. Marion (Francis Marion) Crawford
Capitolo 26
Poi, come lui sedette nel suo vecchio luogo, la rovina della grande casa aveva
si decretato di nuovo di fronte ai suoi occhi, così vividamente che il dolore aveva
stato quasi fisico. E poi, lui era precipitato a pensando a Sabina,
e chiedendosi quello che era divenire di lei. Quell'era la storia di uno
mezz'ora in vita sua, in un pomeriggio di maggio; ma l'uomo intero era in
esso, quello che lui era stato trenta anni più primo ed un mese fa, quello che lui
era a-giorno e quello che lui sarebbe alla fine di vita sua.
CAPITOLO III
Se Sabina avesse saputo quello che era di fronte a lei quando lei ottenne nella Baronessa
La carrozza di Volterra e fu guidato su alla Via Ludovisi, seguito da
un taxi col suo bagaglio, lei probabilmente avrebbe implorato permesso per andare
con la sua più vecchio sorella al convento. Sua madre può probabilmente più più
ha rifiutato il permesso, e lei sarebbe stata obbligata per accettare
l'ospitalità del Volterras dopo tutto, ma lei avrebbe avuto il
la soddisfazione di avere fatto un sforzo di tenere prima la sua libertà
entrando in quello che lei guardò presto su come schiavitù.
Sua madre avrebbe considerato questo un'altra evidenza della follia
inerente in tutta la famiglia di Conti. Sabina visse in una casa lussuosa,
lei fu trattata con considerazione, lei vide i suoi amici, e desiderabile
i giovani uomini la videro. Cosa più potrebbe desiderare?
Tutti questo era vero. La Baronessa era alle grandi dolore per fare molto di
suo, e la maniera del Barone a lei subito stava adulando, rispettoso
e paterno. Durante i primi giorni lei aveva scoperto che se lei
espresso accidentalmente il più piccolo augurio al quale è stato adempiuto immediatamente,
e questo stava imbarazzando così che lei aveva preso da allora i dolori senza fine
mai esprimere affatto alcun augurio. Inoltre non l'allusione di slightest
alle sfortune della sua famiglia mai fu fatto di fronte a lei, e se lei
era nell'ignoranza totale dello stato di affari, lei era almeno
risparmiò l'umiliazione di sentire che il palazzo era per vendita, e
sarebbe venduto alcun giorno, ad alcuno uno che pagherebbe il prezzo chiese.