Capitolo 46
dramma della sua autorità, "Dove sta andando, il ragazzo?"
"A Filadelfia, signore", io risposi umilmente. "Bene,
cosa sta andando là per?" "Io sono viaggiante
con mio padrone che è nella prossima carrozza il signore."
"Bene, io calcolo Lei farebbe meglio a trovarlo fuori; e
sia possente rapido circa lui, perché la volontà di treno
presto sta cominciando. È contro le mie regole per fare alcuno
uomini prendono un schiavo passato qui, a meno che lui può soddisfare
loro nell'ufficio che lui ha diritto a prenderlo
lungo."
L'ufficiale passò poi su e mi lasciò stando in piedi
sulla piattaforma, col mio cuore ansioso apparentemente
palpitando nella gola. Per prima io seppi appena
quale modo di girare. Ma accadde presto a me
che il buon Dio che era stato così lontano con noi,
non c'abbandonerebbe all'undicesima ora. Quindi
con speranza rinnovata io avanzai in mio padrone
carrozza, informarlo della difficoltà. Io fondai
lui che siede al più lontano fine, piuttosto da solo. Come presto
come lui guardò su e mi vide, lui sorrise. Io tentai anche
portare un'espressione allegra per rompere
il colpo delle notizie tristi. Io seppi quello che lo fece
sorriso. Lui era consapevole che se noi fossimo fortunati noi
dovrebbe giungere alla nostra destinazione alle cinque il prossimo
mattina, e questo gli rese il più doloroso a com-
municate quello che aveva detto l'ufficiale; ma, come là
non era nessuna durata per perdere, io andai su da lui e chiesi
lui come lui sentì. Lui disse "Molto migliore", e quello
lui ringraziò Dio sul quale noi stavamo ottenendo così esattamente.
Dissi poi io noi non stavamo ottenendo piuttosto così bene su
come noi avevamo anticipato. Lui ansiosamente e rapidamente
chiesto a quello che era la questione. Io gli dissi. Lui
cominciò come se è colpito da lampo, ed esclamò,
"Buoni Cieli! William, è esso possibile che noi
è, dopo tutto, condannato alla servitù senza speranza?" IO
non potrebbe dire niente, il mio cuore era troppo pieno per parlare,
per per prima me cosa per fare non seppe. Comunque