Capitolo 95
individui o di società, aveva un scopo pratico e serio, viz. il
miglioramento della cultura pubblica o morals. Così seguì la vecchia Commedia
di Atene nella sua semplice parola, ed il metodo di Archilochus in suo
l'ostilità amara a quelli che provocarono attacco. Ma differì dal
primo nella sua deviazione non-politica, così come la sua forma non-drammatica: e
dal secondo nel suo motivo che non è l'inimicizia personale ma pubblico
spirito. Così l'asserzione di Horace, che Lucilius è indebitato al vecchio
attore comico, [5] deve essere preso solamente in un senso generale, e non sia tenuto a
invalidi l'opinione generalmente ricevuta che, nel suo finale e perfezionò
formi, Satira era un prodotto genuino di Roma.
I metri adottati da Satira erano originalmente indifferenti. Il _Saturae_ di
Ennius fu composto in trochaics, hexameters, ed iambics; quelli di Varro
(_Menippean_ chiamato, da Menippus di Gadara), mescolò insieme prosa e
verso. [6] ma dall'onwards di Lucilius, Satira, accurately così chiamò, era
sempre trattò in verso di hexameter. [7]
Ciononostante, Horace è indiscutibilmente diritto nel dire che aveva più
la vera affinità per prosa che per poesia di alcun genere--
"Ego di Primum io illorum, dederim quibus esse poetis,
Numero di Excerpam: neque enim concludere versum
Satis di esse di Dixeris; neque si quis scribat, uti nos,
Propiora di Sermoni, zucche hunc esse poetam." [8]
L'essenza del talento satirico è che dovrebbe essere capace capire il
le complessità di vera vita al quale dovrebbe penetrare sotto della superficie
i veri motivi di azione, e se questi sono cattivi, dovrebbe indicare da vita-
come tocchi la loro natura ridicola o spregevole. C'è alloggi qui
per grande varietà di trattamento e la differenza di _personnel_. Uno può avere
una presa larga e maschile dei contorni principali di rapporti sociale;
un'altra con analisi più sottile può infilare il suo modo attraverso le complessità
di dissimulazione, e disposizione nudo al secrets dell'ipocrita che lui aveva