F. Marion (Francis Marion) Crawford
Capitolo 17
senso della timidezza. Lui era un intruso sul riserbo di uno che lui
non sappia, ma lui era pronto spiegare la sua presenza e fare così
ammende come cortesia richiesta, se lui avesse dato offesa.
Gli odori pesanti dei fiori riempirono le sue narici con un ignoto,
delizia lussuosa, come lui stette in piedi là, mentre guardando fisso negli occhi della signora; lui
immaginò che un alito gentile di aria aggettivo stava placandosi leggermente il suo
capelli ed affronta fuori dei palmi immobili, ed il plashing debole del
fontana ignota era come una melodia squisita nei suoi orecchi. Era buono a
sia in tale luogo, guardare su tale donna, respirare tali odori e
sentire musica così melodiosa. Una soddisfazione simile al sogno, mezzo-misteriosa di
i sensi smussarono la stesso-conoscenza acuta di corpo ed anima per uno
momento corto. Nel dramma tempestoso di vita agitata sua era una breve
interludio della pace. Lui assaggiò la frutta del loto, i suoi labbra erano
inumidito nelle acque dolci di dimenticanza.
La signora finalmente parlò, e l'incantesimo lo lasciò, non rotto come da un
colpo improvviso, ma perdendo il suo potere forte da gradi rapidi finché era
andato completamente.
"Io risponderò alla Sua domanda da un altro", detto la signora. "Faccia la Sua replica
sia la semplice verità. Sarà migliore così."
"Chieda a quello che Lei vuole. Io non ho niente per celare."
"Sa chi e quello che io sono? Lei esce qui della curiosità, in
la speranza vana di sapermi, dopo avendo parlato di me altri?"
"Sicuramente non." Una rosa di getto d'acqua debole nella faccia pallida e nobile dell'uomo.
"Lei ha la mia parola", lui disse, nel tono di uno che è sicuro di essere
credè, "che io non ho mai, alla mia conoscenza, sentì della Sua esistenza,
che io sono anche ignorante del Suo nome--perdoni la mia ignoranza--e che io
entrato in questa casa, non intelligente di chi è probabile che sia, mentre cercando e seguendo
dopo uno per che io ho percorso il mondo, uno amò caramente, da molto