F. Marion (Francis Marion) Crawford
Capitolo 63
impeto. Un istante più tardi, la sua testa di colpo apparve alla finestra attraverso
quale il cosacco era scappato.
"Venga lungo!" lui gridò al Conto, nella sua propria lingua. "Io ho chiuso
la porta stradale e loro non possono uscire. Salti attraverso la finestra."
"Vada, il mio amico", rispose al Conto, calmamente. "Io non fuggirò."
"Lei aveva meglio molto venuto", Dumnoff insistito evidentemente indifferente a
il rumore della folla come tentò di costringere aperto la porta chiusa, e
scuotendo via due o tre uomini che avevano fatto la loro uscita nella strada
con lui. Lui contenne la chiave in una mano, ed i suoi assalitori avevano la piccola opportunità
di trovarlo via.
"Non verrà?" lui ripetè. Ma il Conto si scosse la testa, fra il
stanza.
"Io non fuggirò poi o", Dumnoff detto, il buon lato di suo ottuso
natura che finalmente si mostra. Con la massima indifferenza a
conseguenze che lui è ritornato alla porta, l'aprì, e strode attraverso il
mezzo delle persone che fabbricarono prontamente abbastanza modo di fronte a lui dopo loro
la tarda esperienza dolorosa della sua maniera di fabbricare modo per lui.
"Io ho cambiato la mia idea", lui disse, in tedesco, mettendosi quietamente
tra i suoi defunti custodi che stavano strofinandosi alternativamente e
spazzolando il polvere via l'un l'altro vestiti dopo la loro caduta.
Nel silenzio stupito che riuscì il ritorno di Dumnoff, il Conto
voce fu sentita di nuovo.
"Io sono ansioso e pronto per spiegare tutto, se Lei mi farà il
la civiltà per ascoltare", lui disse. "La bambola è la proprietà di Herr
Fischelowitz, il tabaccaio notorio--"
"Noi vedremo al momento quello che Lei deve dire per Lei", sospeso
il poliziotto. "Noi abbiamo avuto abbastanza di questi individui diabolici. Venga, metta
loro in manette e via con loro. E Lei tre gentiluomini", lui aggiunse,
rivolgendosi ai tre facchini, "avrà la bontà per accompagnarci a
la stazione per dare la Sua evidenza."
"Ma la mia mobilia ed i miei piattini di birra!" esclamato l'oste pallido,
ricordando improvvisamente le sue perdite. "Chi è pagare per loro?"