F. Marion (Francis Marion) Crawford
Capitolo 53
percettibilmente come lui ricordò l'abuso furioso di Akulina.
"Se Lei non fa, io senza dubbio ho che lei la volontà", Dumnoff detto, prendendo
un altro sorso. "Lei dà le notizie di Lei sempre, prima che Lei entra il
mattina, prima che noi abbiamo fabbricato cento il nostro primo."
Il Conto ancora crebbe più rosso, il colour adirato che ammanta nelle sue guance magre.
Lui esitò un momento, e poi si decise.
"Se è probabile che quell'accada", lui pianse, "io farei meglio a dirgli la verità
io, invece di darle un'opportunità di distorcerlo."
"Molto migliore", detto il cosacco, impazientemente. "Uno può crederLa migliore che
suo."
"Quello è vero, a tutti gli eventi", suonò in modo armonioso in Dumnoff che era solamente brutale e
mai malevolo.
"Accadde così bene, in. Fischelowitz ed io stavamo parlando di
a-domani, io penso, quando lei entrò dal negozio di schiena, dopo avendo udito per caso
qualche cosa che noi stavamo dicendo. Chiaramente lei immediatamente prese vantaggio di
la mia presenza per esercitare la sua intelligenza su me, un procedimento al quale ho io
cresciuto abituato, vedendo che lei è solamente una donna. Poi Fischelowitz disse
suo scegliere la sua lingua, e quello l'avviò da capo. Era piuttosto un
campione eccellente di lingua eletta che lei ci ha dato, per lei ha un buono
comando della nostra bella madre-lingua. Lei trovò parole molto forti, e
lei disse fra le altre cose che era la mia colpa che suo marito aveva
un Wiener Gigerl per cinquanta marchi di buon soldi. E poi Fischelowitz, in
il suo modo facile e mentre lei stava parlando, ferì la bambola su e lo mise
di fronte a lui sulla cassa e sorrise a lui. Ma lei seguì, peggio che
prima, e mi chiamò tutto sotto il sole. Chiaramente io potrei fare
nulla ma l'attesa finché lei aveva finito, per io non potessi colpirla, ed io
non le permetta di pensare che lei potesse guidarmi via da discorso mero, cattivo come
era."
"Cosa chiamò Lei?" Dumnoff chiesto, con un ghigno.
"Lei mi chiamò un buono-per-nulla", disse il Conto, mentre arrossando con rabbia