Capitolo 39
meraviglioso. E, soprattutto, insegnare un ragazzo a chi imparando sembrò un
piacere piuttosto che un tormento, un favore invece di una punizione, era
tale eccedendo e delizia di romanzo al buon ministro che presto lui
dimenticato la figura storpiata--le mani indifese che qualche volta con
dita, qualche volta anche con denti, guidò dolorosamente l'ingegnosamente il taglio
bastone inforcato, e la faccia sottile che solamente troppo spesso girò bianco e
stanchi, ma guardò rapidamente su, come se lottando contro la debolezza, e
concentrandosi ogni attenzione sul lavoro che sarebbe fatto.
Alle dodici Helen entrò col pranzo di suo padre--un spumando
vetro di latte nuovo, scaldi dalla vacca. I piccoli earl guardarono a lui con
occhi ansiosi.
"Gli porterò anche uno?" Helen detta.
"Oh--grazie; Io ho così sete. E, per favore, Lei mi trasporta un
poco--solo un molto piccolo; Io non siedo spesso così lungo nell'uno
posizione. Non L'agiterà moltissimo, vuole?"
"Non a tutti, se Lei mi mostrerà solamente come", Helen balbettata, diventando caldo
e rosso. Ma, scuotendo via la sua esitazione, lei alzò sul bambino povero
dolcemente ed attentamente, scosse i suoi cuscini e lo "ordinò" secondo
la sua propria parola scozzese intraducibile, poi andò rapidamente fuori della stanza a
si compone, per lei l'aveva fatto tutti, mentre trema esageratamente il
mentre. Ed ancora, in qualche modo, un sentimento di grande tenerezza--l'offerente
che anche lei aveva sentito successivamente verso i suoi propri fratelli di bambino, aveva
cresciuto nel suo cuore verso lui, mentre portando via ogni possibile sentimento di
repulsione su conto della sua deformità.
Lei ritornò il vetro di latte cremoso ed un po' di focaccia di farina d'avena, e posò
loro accanto all'earl. Lui li riguardò ansiosamente.
"Come bello le occhiate di latte! Io sono così stanco--e così assetato. Per favore--
mi darebbe alcuni? Solo tenga il vetro che è tutti ed io
maneggi."
Helen lo tenne ai suoi labbra--la prima volta che lei mai faceva così, ma non