F. Marion (Francis Marion) Crawford
Capitolo 90
faccia tacere, mentre aspettando la sua opinione. Quando lui trovò un caso interessante lui
qualche volta consegnò una piccola conferenza su lui, in un tono monotono e quieto
quello non disturbò gli altri pazienti. Ma a-giorno che lui non è sembrato
inclinato parlare.
"Convalescente", lui disse, "almeno della febbre. Lui ha bisogno di buon cibo
più di qualsiasi cosa altro. In due giorni lui camminerà circa."
Lui passò su, ma nella sua propria mente lui stava chiedendosi quello che era la questione
col giovane, perché lui aveva perso la sua memoria, e che incidente aveva
lo portato da solo e senza amici ad uno degli ospedali urbani. Per il
presente sarebbe migliore farlo piuttosto che da solo lo stanchi da un
esame completo della sua testa. C'era probabilmente una piccola frattura
in qualche luogo alla schiena del cranio, il dottore pensò, e sarebbe
facile abbastanza per trovarlo quando il paziente era forte abbastanza per sedere su.
Il dottore non era stato andato da molto quando un uomo anziano con un grigio
baffi ed occhi pensierosi furono condotti al lato del letto di Marcello dal
Soprintendente lui. L'aspetto del secondo ad un'ora insolita
era un evento nella custodia sempre, e le balie lo guardarono con
curiosità. Loro ancora sarebbero stati più curiosi li avuti saputo quello
il gentiluomo anziano era il Capo della Polizia lui. Il
Soprintendente alzò la sua mano per farli segno a via.
"Quale è il Suo nome, signore?" chiese al Capo, mentre curvando in giù e parlando in
una voce bassa.
"Marcello."
"Sì", rispose l'altro, pressocché in un bisbiglio "Lei è Marcello. Ma
cosa altro? Quale è il Suo cognome? È molto importante. Voglia Lei dice
io?"
L'occhiata vaga entrò negli occhi di Marcello, e poi l'occhiata del dolore, e
lui si scosse piuttosto debolmente la testa.
"Io non posso ricordare", lui finalmente rispose. "Mi fa male per ricordare."
"È Consalvi?" chiesto all'ufficiale, incoraggiamento sorridente.
"Consalvi?" Gli occhi di Marcello vagarono, come lui tentò di pensare. "Io non posso